…devi dirmi queste cose che mi tolgono il fiato?
Me lo tolgono perchè sono belle.
Sono belle ma anche terribili.
Sono belle e terribili, e maledetto te che mi fai sperare, sempre sperare per niente. E’ un lusso che non posso permettermi. Tu me lo fai dimenticare, come chi va al bar senza soldi perchè pensa che tanto qualcuno che gli offre un caffè ci sarà, perchè spera di trovare un euro nel portafoglio.
Io sono squattrinata, ma spero, spero e piano piano divento blu perchè non riesco più a respirare, e non riesco a prendere fiato e l’aria mi esce dai polmoni e non vuole più rientrare.
Il taglio del vetro sui polsi si riapre. Lecco il sangue e il gusto è divino.
Ribadisci scrivendo quello che mi hai detto e tutto si ferma.
Due secondi dopo ti comporti come se niente fosse, come se non fosse mai successo niente. Come se nulla di ciò che sappiamo esistesse.
Come se quelle cose, dette in quelle sere fossero state solo una mia grande visione, un delirio, un’allucinazione.
Forse è davvero così.
Continuo a leccarmi il sangue, e più lo lecco e più ne esce, e più ne esce più mi sento debole e mi diverto a vedere che ti contorci nello spasmo di smettere ma non riesci. Tu non riesci a smettere e non ci riesco neanche io.
Il fiume scorre pigro nel suo argine. Il sangue scorre pigro nelle mie vene.
Solo una cosa che io so potrebbe farmelo ribollire di nuovo, potrebbe risvegliare la tempesta che ho dentro e che da troppo tempo dorme.
Sai sempre come farmi sentire la più grande delle nullità, la più importante in una serie di niente che ti diverti a collezionare.
Forse un giorno appenderai anche me sul tuo camino, tra i tuoi trofei.
O forse mi nasconderai in cantina e l’intera faccenda si inabisserà nel nulla.
Si è fatto oscenamente tardi (o oscenamente presto?) e non me ne sono nemmeno accorta. E’ il tuo modo di divorare i miei pensieri, anche se sicuramente starai dormendo sereno. Ti immagino mentre ridi della tua crudeltà dormiente.
La mia tempesta, per ora, continua il suo letargo.
